Romanzi

La mia lotta per la libertà

La mia lotta per la libertà di Yeonmi Park.

Dittatura, terrorismo psicologico, fame, povertà e violenza racchiuse in un unica testimonianza: è la storia di una ragazzina nata e scappata dalla Corea del Nord, che prima di capire cosa fosse la libertà ha visto e subito esperienze traumatiche di ogni genere.

Yeonmi passa l’infanzia sola con la sorella a cercare elementi nutritivi negli insetti per non morire di fame, mentre la madre tenta di racimolare qualche soldo stando via per mesi e il padre si trova in prigione per aver cercato di sfamare la propria famiglia. Poi quella che si credeva la svolta, la fuga in Cina: sua sorella scappa e la sera dopo anche lei e la madre varcano il confine, lasciando il padre in Nord Corea. Il grado di libertà che raggiungono non è molto diverso da quello del loro paese natale: la madre si sacrifica e viene violentata, poi venduta dai trafficatori cinesi. Invece Yeonmi a soli tredici anni diventa l’amante di un contrabbandiere di donne, cominciando a occuparsi della vendita di nordcoreane ai futuri mariti cinesi. Comunque, il suo desiderio rimane quello di riunire la famiglia, ma con la sorella sparita, la madre venduta e il padre scarcerato ma ammalato dall’altra parte del confine risulta impossibile. Quindi il racconto prosegue con un susseguirsi di vicende, dal ritrovamento del padre alla sua morte, dalla fuga in Mongolia e alla finale libertà in Corea del Sud.

Però, ciò che Yeonmi e la madre trovano nel nuovo paese non si può ancora definire libertà: le discriminazioni sociali, la forma mentis ormai insediata nella loro anima, la sfiducia e il timore delle autorità pubbliche portano gravi difficoltà nella vita quotidiana di madre e figlia.

Per noi è facile rispondere alla domanda “qual è il tuo colore preferito”, per i Coreani del Nord no. Non hanno la concezione di opinione personale, le risposte che danno devono essere o sbagliate o giuste: in un mondo in cui si ha il divieto di guardare film, leggere libri, ascoltare musica, la soggettività non esiste. Inoltre, quando si ha il terrore di parlare perché si pensa che addirittura gli uccelli e i topi ascoltino ogni mormorio, è facile credere che un capo del governo possa controllare con il pensiero il meteo e che riesca a leggere la mente dei sudditi.

Per noi sono idee assurde, che assomigliano ai totalitarismi del ‘900 e che per forza devono essere qualcosa di passato: è ora di aprire gli occhi e scostare per un po’ lo sguardo dalla quotidianità europea. Un modo per farlo è leggere questo libro.

Disponibile su Amazon: La mia lotta per la libertà

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Romanzi

Il Piccolo Principe

Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry.

Questo libricino racconta la storia di un bambino abitante un piccolo asteroide insieme alla sua rosa, che si mette in viaggio cercando una pecora che possa mangiare le infestanti piantine di baobab. In ogni pianeta che visita trova sempre un adulto che non riesce a capire: chi vuole essere applaudito senza ragione, chi accende e spegne lampioni, chi continua a dar ordini senza nessuno a cui rivolgerli. Infine arriva sulla Terra dove incontra il narratore del racconto, un pilota di aerei precipitato nel deserto del Sahara, a cui racconta la sua storia: l’uomo si affeziona al ragazzino che insiste per avere una pecora e che in seguito lo accompagna a cercare dell’acqua: l’unico desiderio di quel bambino però è di tornare dalla sua amata rosa, e l’unico modo è venire morso da un serpente.

Sebbene sia corto, è un racconto carico di profondità: un bambino che non riesce a comprendere la mente chiusa degli adulti, che ama la sua rosa nonostante sia vanitosa e presuntuosa, e che farebbe di tutto per tornare da lei. Uno degli episodi più belli è  quando la volpe spiega cosa voglia dire addomesticare, perché spiega la dinamica di ogni rapporto affettivo e umano che in sé è speciale.

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire ?”
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
“Che cosa vuol dire ?”
“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire …”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo“.

[…]

“La mia vita e’ monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio’. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara’ illuminata. Conoscero’ un rumore di passi che sara’ diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara’ uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu’ in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e’ inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e’ triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara’ meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e’ dorato, mi fara’ pensare a te. E amero’ il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardo’ a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.

Il piccolo principe

Disponibile su Amazon: Il Piccolo Principe

2013-06-28-SaintExupry

Romanzi

Danny l’eletto

Danny l’eletto di Chaim Potok.

Tutto inizia in un campo da baseball a Brooklyn, lontano dagli spari della Seconda Guerra Mondiale, dove due squadre rappresentanti due diverse scuole ebree si scontrano in una partita a softball: in campo si ritrovano i ragazzi della comunità ebraica più tradizionalista e quelli che si discostano un po’ di più dal ghetto per studiare e comportarsi come il mondo attuale richiedeva. Il protagonista è un ragazzino di nome Reuven che incontra Danny proprio sul campo: in contrasto per idee e abitudini, solo un incidente permette ai due ragazzini di avvicinarsi e stringere un’amicizia nuova.

Così la storia va avanti, mentre loro crescono e affrontano la vaga idea della tragedia degli ebrei avvenuta dall’altra parte del mondo: insieme, cercheranno di capire come e in che misura seguire le loro tradizioni.: Danny è detto “l’eletto” perché è il figlio del rabbino capo della sua comunità, perciò una volta cresciuto dovrà prendere il posto che gli spetta. In realtà lui vorrebbe solo allontanarsi da questo suo destino e, sostenuto da Reuven, imparerà a riconoscere le sue responsabilità ma anche a costruirsi una vita sua.

Nel momento in cui la vita sembra vuota di senso, proprio allora bisogna che l’uomo cerchi di scoprirle un senso nuovo.

Chaim Potok, Danny l’eletto, pag. 132

Disponibile su Amazon: Danny l’eletto

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