Romanzi

La Rosa Bianca

La Rosa Bianca di Inge Scholl.

Hans e Sophie sono i due fratelli che hanno fondato il movimento della Rosa Bianca per opporsi al regime nazista: la loro attività consisteva nel distribuire volantini agli studenti e scrivere parole di speranza e libertà sui muri dell’università. Insieme ad alcuni altri studenti e aiutanti della Rosa bianca, tra cui Christl Proust, Alexandrel Schomorrel e il professor Huber, sono stati condannati a morte con l’accusa di tradimento. Il libro è costituito da varie parti: all’inizio è raccontata la storia dei due fratelli, poi è riportata una raccolta di tutti i volantini pubblicati e sono annessi alcuni commenti e lettere di testimonianze scritte da chi ha incontrato il gruppo della Rosa Bianca.

Sophie, nel momento in cui scopre che suo fratello è il promulgatore dei volantini, si interroga sul perché proprio lui: Hans avrebbe dovuto lasciare queste cose agli esperti di politica e salvaguardare la propria vita per un futuro importante, tuttavia lei decide di sostenerlo nel compito che si è prefissato. Perciò la ragazza inizia a far parte della Rosa Bianca, che il fratello aveva fondato con alcuni compagni fidati: l’attività ribelle da’ agli studenti soddisfazione, ma il peso del rischio che corrono è grande e spesso desiderano abbandonare tutto per tornare a una vita senza preoccupazioni. Infatti Hans suggerisce di lottare, ma di evitare in ogni modo di mettere a repentaglio la vita. Solo quando capiscono che non hanno possibilità di salvarsi, Hans e Sophie stringono un accordo segreto che consiste nell’addossarsi tutta la colpa e cercare di limitare il numero di persone compromesse. In tribunale, assumono un atteggiamento calmo e tranquillo. Infine, Sophie e poi Alexander muoiono senza battere ciglio, mentre Hans prima di essere ucciso grida “Viva la libertà”. In seguito il quotidiano di Monaco presenta la notizia come “la condanna di spregevoli individui che hanno meritato una morte immediata e infame, perché colpevoli di alto tradimento di fronte all’eroica lotta del popolo tedesco”.

Il racconto procede un po’ a rilento e per come è scritto non invita a leggerlo, ma considero il suo contenuto interessante e importante: la storia mi ha colpito molto perché racconta di un’azione di giovani studenti spassionata ma non violenta e nemmeno priva di paure, con lo scopo di riconquistare la propria libertà.

Disponibile su Amazon: La Rosa Bianca

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Romanzi

Il visconte dimezzato

Il visconte dimezzato di Italo Calvino.

Il visconte Medardo di Terralba viene colpito da una palla di cannone durante una crociata e si ritrova solo con la parte destra del suo corpo. Tornato al suo paese inizia a comportarsi in modo crudele, instaurando un regime di terrore. Nel mentre si scopre che anche la metà sinistra è riuscita a sopravvivere e, diversamente da quella destra, nutre sentimenti buoni: l’unica cosa che hanno in comune le due metà è l’amore per Pamela, perciò per decidere chi potrà sposarla si sfidano a duello. Le due parti si feriscono a vicenda, quindi poi vengono ricucite e riunite.

Entrambe le iperboli di malvagità e virtù rappresentate dalle due metà del conte sono insopportabili agli occhi dei paesani e sono giudicate ugualmente disumane, invece ciò che è considerato davvero umano in questo libro è l’incompletezza. Infatti, non solo il visconte ma tutti gli uomini sono mutilati e mancano di qualcosa.

O Pamela, questo è il bene dell’essere dimezzato: il capire d’ogni persona e cosa al mondo la pena che ognuno e ognuna ha per la propria incompletezza. Io ero intero e non capivo, e mi muovevo sordo e incomunicabile tra i dolori e le ferite seminati dovunque, là dove meno da intero uno osa credere. Non io solo, Pamela, sono un essere spaccato e divelto, ma tu pure e tutti. Ecco ora io ho una fraternità che prima, da intero, non conoscevo: quella con tutte le mutilazioni e le mancanze del mondo.

In una lettera a Salinari del ’52 l’autore chiarisce il concetto di dimezzamento: la figura di Medardo è spezzata in modo semplice attraverso la classica spaccatura tra bene e male, per evidenziare al meglio il problema dell’uomo contemporaneo che si ritrova diviso, cioè incompleto. Tuttavia i veri dimezzati del racconto sono i personaggi di cornice, che sono considerati da Calvino “alienati” nella loro realtà e rappresentano quelli che l’autore definisce i suoi “ammicchi moralistici”: i lebbrosi sono gli artisti decadenti, il dottore e il carpentiere sono la scienza e la tecnica separate dall’umanità, gli ugonotti sono l’ironica allegoria della famiglia dell’autore.

Personalmente, questo breve libro mi è piaciuto molto per l’importanza del tema che affronta e il modo in cui esso è stato trattato: la narrazione basata sui contrasti e il punto di vista di un bambino senza nome, nipote di Medardo e orfano, fanno divertire ma allo stesso tempo riflettere. Lo stesso autore ribadisce i due effetti del suo libro in un’intervista del 1983 fatta da alcuni studenti di Pesaro.

Quando ho cominciato a scrivere “Il visconte dimezzato”, volevo soprattutto scrivere una storia divertente per divertire me stesso, e possibilmente anche gli altri; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell’uomo tagliato in due, dell’uomo dimezzato fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra.

intervista dell’11 maggio 1983

Disponibile su Amazon: Il visconte dimezzato

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Romanzi

Siamo solo piatti spaiati

Siamo solo piatti spaiati di Alessandro Curti.

Davide è un ragazzo di diciassette anni che viene trovato dalla polizia con della droga e viene portato in una comunità fino al processo finale, in cui sarà dichiarato colpevole o innocente. In questo nuovo posto incontra alcune persone, ragazzi e adulti, che con il loro atteggiamento e la loro storia in modi differenti lo aiutano a crescere, a saper comprendere gli altri, a essere responsabile dei propri errori e come ripartire da essi.

Il libro mi è piaciuto molto perché racconta il processo di crescita individuale di un ragazzo che inizialmente vive un’adolescenza sulla norma, poi viene stravolto dalle conseguenze di un suo ingenuo errore: in particolare ho ammirato la figura di un educatore, Andrea, con cui il protagonista ha un rapporto particolare. Il racconto è interamente formato da dialoghi e pensieri del protagonista che si susseguono e, a parte qualche raro errore grammaticale, lo stile è semplice, diretto e composto per di più da coordinate. Invece il linguaggio a volte diventa un po’ scurrile, ma non tanto da infastidire la lettura. Il titolo è una similitudine tra i ragazzi della comunità e i piatti che usano per mangiare: altri più colorati, altri più scheggiati ma nonostante le loro differenze riescono a convivere e stare nella stessa tavola.

Andrea si presenta come un uomo molto diverso dalle persone che Davide ha incontrato: è gentile e accogliente ma anche chiaro e deciso, è il primo adulto a interessarsi di ciò che Davide pensa e a chiedere scusa per i suoi errori. Tra i due vige un rapporto di amore-odio perché l’educatore lo costringe a pensare fuori dai suoi schemi e riesce a vedere le sue emozioni e i suoi pensieri più profondi e reconditi, le debolezze che vorrebbe nascondere. Eppure Andrea è sempre presente, e anche dopo gli errori di Davide è sempre pronto a ripartire con lui.

“Dovresti fidarti di più di Andrea. E’ un tipo strano, ti fa incazzare quando ti guarda, anche da dietro quei suoi occhiali da sole arancioni con i quali cerca di mimetizzarsi, vorresti picchiarlo per quello che vede in te e tu non vorresti scorgesse. Però di una cosa puoi essere certo: lui c’è.”

[…]

Non mi ha abbandonato nella mia disperazione, ha solo aspettato che maturasse fino a farmi esplodere e buttarla fuori. E lui era lì pronto ad accoglierla.

Disponibile su Amazon: Siamo solo piatti spaiati

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La luna e i falò

La luna e i falò di Cesare Pavese.

Orfano dei genitori, il protagonista della storia fin da ragazzino lavora nelle campagne della valle del Belbo e una volta cresciuto decide di partire per l’America, cercando di costruirsi una vita diversa. La narrazione del romanzo inizia con il suo ritorno nel paese in cui è cresciuto, la ripresa della vita quotidiana tra i vigneti e l’incontro con Nuto, l’amico di vecchia data.

Il protagonista è un uomo senza origini, tanto che non possiede un nome ma lo si riconosce solo dal soprannome “Anguilla” datogli dalla famiglia adottiva. La partenza per l’America è dovuta dal desiderio di costruirsi una sua identità, tuttavia capisce che le sue radici sono impresse nelle campagne del Belbo e di conseguenza ci torna.

Ma dove andare? Ero arrivato in capo al mondo, sull’ultima costa, e ne avevo abbastanza. Allora cominciai a pensare che potevo ripassare le montagne. […]

Potevo spiegare a qualcuno che quel che cercavo era soltanto di vedere qualcosa che avevo già visto?

Tuttavia tornato alla campagna, il personaggio che narra ritrova un paese che fatica a riconoscere, quasi estraneo alla sua memoria.

Una figura del romanzo che ho apprezzato è stata Nuto, che nei ricordi dell’adolescenza è descritto come un ragazzo amichevole e scherzoso, ma abbastanza profondo da essere considerato come guida e punto di riferimento dal giovane protagonista. Al ritorno dall’America i due personaggi si ritrovano e Nuto, diventato più tranquillo, conserva idee chiare sulla politica e sulla vita dei compaesani, sebbene fatichi a esprimerle.

“La luna è il libro che mi portavo dentro da più tempo e che ho più goduto a scrivere. Tanto che credo che per un pezzo – forse per sempre – non farò più altro.”

Cesare Pavese

La storia è scritta come se non avesse un inizio o una fine perché si alterna a momenti del presente e a flashback del narratore, tuttavia anche se il libro non è molto appassionante lo si legge in modo scorrevole. La comprensione del racconto invece è più complessa: solo dopo un’attenta lettura dell’analisi di Calvino sono riuscita a comprendere alcuni punti del romanzo, infatti spesso è difficile capire dove Pavese voglia andare a parare con le sue parole.

Disponibile su Amazon: La luna e i falò

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L’atlante dei destini

L’atlante dei destini di Cristiano Denanni.

Casa editrice: Autori Riuniti

Un uomo con uno zaino e un progetto in mente: Stefano Solinas ha passato la vita viaggiando e incontrando popoli, raccogliendo testimonianze di persone da tutto il mondo, in modo da costruire una mappa di storie raccontate da persone con culture e abitudini diverse. La curiosità che lo ha mosso e che lo ha portato a confrontarsi con popoli diversi ha sviluppato in lui l’idea di un atlante di coordinate umane: dopo la sua morte improvvisa Cristiano Denanni ha raccolto le diverse parti del lavoro incompiuto e ha pubblicato un unico manoscritto, così da completare l’atlante dei destini.

Breve ma intenso, questo libro si presenta come una piccola finestra che si affaccia sul mondo, tuttavia le storie sono raccontate da gente che ha vissuto qualcosa di speciale e unico. Infatti, si presentano come racconti di chi ha vissuto qualcosa di particolare, non sono testimonianze della vita quotidiana di persone diverse: una donna che lentamente dimentica ogni cosa, un ragazzo che si ricorda una canzone appena ascoltata, un tassista intrappolato da una stupenda città, una prostituta francese dai gusti difficili non si incontrano spesso.

Ho preferito due storie in particolare: la maestra che insegna ai bambini ad accogliere le buone notizie e l’ultima, trovata scritta in un quaderno abbandonato nella stazione di Napoli, che racconta in prima persona la vita di una coppia di rifugiati in un campo di lavoro per migranti, mostrando così il lato più oscuro dello sfruttamento in Italia.

Sta di fatto che raccontare ai bambini alcune di queste storie è meno facile che accoglierle. Ecco perché nel tempo ho variato leggermente questo esercizio, con la classe. Ora non insegno più soltanto “cose belle”, cerco più che altro di insegnargli ad accoglierle. E sì, è un esercizio che facciamo assieme.

Disponibile su Amazon: L’atlante dei destini

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