Romanzi

Danny l’eletto

Danny l’eletto di Chaim Potok.

Tutto inizia in un campo da baseball a Brooklyn, lontano dagli spari della Seconda Guerra Mondiale, dove due squadre rappresentanti due diverse scuole ebree si scontrano in una partita a softball: in campo si ritrovano i ragazzi della comunità ebraica più tradizionalista e quelli che si discostano un po’ di più dal ghetto per studiare e comportarsi come il mondo attuale richiedeva. Il protagonista è un ragazzino di nome Reuven che incontra Danny proprio sul campo: in contrasto per idee e abitudini, solo un incidente permette ai due ragazzini di avvicinarsi e stringere un’amicizia nuova.

Così la storia va avanti, mentre loro crescono e affrontano la vaga idea della tragedia degli ebrei avvenuta dall’altra parte del mondo: insieme, cercheranno di capire come e in che misura seguire le loro tradizioni.: Danny è detto “l’eletto” perché è il figlio del rabbino capo della sua comunità, perciò una volta cresciuto dovrà prendere il posto che gli spetta. In realtà lui vorrebbe solo allontanarsi da questo suo destino e, sostenuto da Reuven, imparerà a riconoscere le sue responsabilità ma anche a costruirsi una vita sua.

Nel momento in cui la vita sembra vuota di senso, proprio allora bisogna che l’uomo cerchi di scoprirle un senso nuovo.

Chaim Potok, Danny l’eletto, pag. 132

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Romanzi

Diario Clandestino

Diario Clandestino di Giovannino Guareschi.

Il libro racconta i pensieri e le riflessioni della vita nel campo di concentramento: a parte l’introduzione, tutta l’opera è stata pensata e scritta nel periodo di prigionia dell’autore a Sandbostel. Guareschi non si è azzardato a pubblicare una virgola che non sia stata accordata con i suoi compagni del lager: per questo il racconto è un po’ confuso e incostante.

Non descrive azioni violente come gli altri libri di questo genere, ma si presenta come un diario di pensieri di un uomo quasi delirante, al limite estremo di sopravvivenza, che però nessuno riesce a uccidere perché il pensiero dei propri cari lo tiene moralmente in vita. Basta pensare a uno dei tanti episodi  significativi per capire l’importanza della memoria e dell’amore dei propri cari che si conserva: ad un certo punto del libro viene riferito di un soldato, morto di fame con delle tavolette di cioccolato in mano per i propri figli.

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Romanzi

Uomini e Topi

Uomini e Topi di John Steinbeck.

Il romanzo è ambientato nella California degli anni Trenta. George e Lennie vivono spostandosi da un ranch all’altro, guadagnandosi di che vivere lavorando come braccianti. I due uomini sono completamente diversi: il primo è un ometto minuto ma furbo, il secondo in antitesi alla sua stazza imponente e a una smisurata forza fisica dimostra una stupidità e un’ingenuità quasi da bambino. Entrambi sognano di comprarsi un pezzo di terra e cominciare a condurre una vita loro, indipendenti, vogliono vivere del grasso della terra.

E’ la grande storia di un’amicizia che è continuamente tenuta viva da un desiderio comune: sono gli unici due personaggi del romanzo a non essere soli e a non sprecare la loro paga settimanale, perché sono sempre accomunati dalla voglia di una casa tutta loro, e questo li spinge a non buttare via i loro soldi in vizi e a stare uniti.

Il titolo del libro non è casuale, mette in paragone i topi che non hanno uno scopo nella vita e gli uomini, che hanno almeno il desiderio di una casa e di avere qualcuno accanto. Un’altra interpretazione è l’idea che l’autore abbia preso ispirazione da dei versi di Robert Burns, poeta scozzese del ‘700:

I più accurati piani di uomini e topi

vanno spesso a rovescio

lasciandoci soltanto cruccio e pena

al posto della promessa gioia

Robert Burns

Di conseguenza sia gli uomini che le bestie sono sottoposti a una forza casuale che schiaccia e rovina i loro piani: la tana del topo viene distrutta dall’aratro come i desideri umani vengono spazzati via dal loro destino.

Un libro pieno di possibilità di interpretazione: è una lettura corta e veloce, ma va approfondita. Attenzione, finale schiacciante!

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Ciò che inferno non è

Ciò che inferno non è di Alessandro D’Avenia.

Il libro racconta la storia romanzata di Padre Pino Puglisi dal punto di vista di un ragazzo diciassettenne, amante dei libri e indeciso su cosa fare durante l’estate appena arrivata. Attraverso l’incontro con questo grande personaggio, Federico si affaccerà al malfamato quartiere di Palermo, ritornerà a casa senza bici e con un labbro spaccato, ma con una nuova curiosa prospettiva per la sua vita.

Tutti coloro che hanno letto questo libro me l’hanno presentato come un capolavoro, e l’idea in sé del romanzo è molto interessante: non è una vera e propria biografia, ma un racconto dell’effetto che faceva l’incontro con Pino Puglisi, come cambiavano le persone stando insieme a lui.

Non è un racconto adatto a chi disprezza il modo di scrivere romantico e smielato di D’Avenia, che si ferma in ogni particolare dettaglio rendendolo sdolcinatamente poetico.

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Freddo dentro

Freddo dentro di Marco Andreolli.

La storia racconta di due ragazzi completamente diversi: uno è un borghese figlio di una ricca famiglia milanese, l’altro un montanaro che aiuta i suoi genitori a gestire un albergo. La loro amicizia comincerà un po’ forzatamente all’inizio di una vacanza in montagna, poi si svilupperà attorno ai drammi e alle vicende di ognuno di loro: con la Grande Guerra sembra che le vite dei due non si riagganceranno mai, ma basta un fischio per permettere ai due di riconoscersi, il richiamo d’infanzia tra bombardamenti e sparatorie: la sorprendente fine del romanzo lascia di stucco, e forse anche un po’ di amaro in bocca.

Romanzo sulla Prima Guerra Mondiale stupendo, perché racconta di un’amicizia utile in ogni suo aspetto e che non abbandona mai. In realtà non è completamente centrato su ciò che succede sul campo militare come il libro Niente di nuovo sul fronte occidentale, ma raccontando la vita dei protagonisti riesce anche a spiegare le dinamiche dei vari movimenti pro e contro l’entrare in guerra dell’Italia.

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Mi vestirò da angelo

La nonna racconta in terza persona la storia di Laura, una bambina che a sei anni muore nel dolore di un’atroce malattia.

Questo libricino di massimo cento pagine non ha niente a che vedere con il resto delle letture del blog, non è scritto bene, non è avvincente: quasi non l’ho letto di mia spontanea volontà. Ho voluto riportarlo però perché colpisce: snocciolando via tutti i riferimenti religiosi e le preghiere della nonna, si intravede la grande forza umana di una bambina nel dolore. Come può resistere così serena di fronte alla malattia, una piccola con a mala pena sei anni di età?

A mio parere, l’educazione incide fino a un certo punto i genitori e la nonna le hanno insegnato a pregare e le hanno tramandato la fede, forse, ma non importa: ciò che mi interessa evidenziare è il grande spirito con cui la piccola Laura ha affrontato la sua grande difficoltà che pian piano le impediva di muoversi, di vedere, le sfigurava il viso, non le permetteva di accarezzare il suo fratellino.

Forse è un po’ inusuale come libro e come recensione, facilmente può scandalizzare, ma sicuramente insegna e colpisce molto di più di qualsiasi altra storia che racconta di una malattia, in contrasto con Colpa delle stelle.

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Colpa delle stelle

Colpa delle stelle di John Green.

La protagonista ha un tumore ai polmoni e si ritrova costretta dai genitori a frequentare un gruppo di supporto: lì si innamora di un ragazzo che è riuscito a guarire da un cancro alle ossa anni prima, amputandosi una gamba.

Dalla trama molto corta si capisce che non mi è affatto piaciuto: per molte lettrici starei dicendo una blasfemia, ma in realtà i romanzetti tristissimi e sdolcinati, con inclusa una fine deludente e strappalacrime, per me è difficile ritenerli libri. Penso proprio che sarà il primo e ultimo libro di John Green recensito in questo blog!

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