Romanzi

Siamo solo piatti spaiati

Siamo solo piatti spaiati di Alessandro Curti.

Davide è un ragazzo di diciassette anni che viene trovato dalla polizia con della droga e viene portato in una comunità fino al processo finale, in cui sarà dichiarato colpevole o innocente. In questo nuovo posto incontra alcune persone, ragazzi e adulti, che con il loro atteggiamento e la loro storia in modi differenti lo aiutano a crescere, a saper comprendere gli altri, a essere responsabile dei propri errori e come ripartire da essi.

Il libro mi è piaciuto molto perché racconta il processo di crescita individuale di un ragazzo che inizialmente vive un’adolescenza sulla norma, poi viene stravolto dalle conseguenze di un suo ingenuo errore: in particolare ho ammirato la figura di un educatore, Andrea, con cui il protagonista ha un rapporto particolare. Il racconto è interamente formato da dialoghi e pensieri del protagonista che si susseguono e, a parte qualche raro errore grammaticale, lo stile è semplice, diretto e composto per di più da coordinate. Invece il linguaggio a volte diventa un po’ scurrile, ma non tanto da infastidire la lettura. Il titolo è una similitudine tra i ragazzi della comunità e i piatti che usano per mangiare: altri più colorati, altri più scheggiati ma nonostante le loro differenze riescono a convivere e stare nella stessa tavola.

Andrea si presenta come un uomo molto diverso dalle persone che Davide ha incontrato: è gentile e accogliente ma anche chiaro e deciso, è il primo adulto a interessarsi di ciò che Davide pensa e a chiedere scusa per i suoi errori. Tra i due vige un rapporto di amore-odio perché l’educatore lo costringe a pensare fuori dai suoi schemi e riesce a vedere le sue emozioni e i suoi pensieri più profondi e reconditi, le debolezze che vorrebbe nascondere. Eppure Andrea è sempre presente, e anche dopo gli errori di Davide è sempre pronto a ripartire con lui.

“Dovresti fidarti di più di Andrea. E’ un tipo strano, ti fa incazzare quando ti guarda, anche da dietro quei suoi occhiali da sole arancioni con i quali cerca di mimetizzarsi, vorresti picchiarlo per quello che vede in te e tu non vorresti scorgesse. Però di una cosa puoi essere certo: lui c’è.”

[…]

Non mi ha abbandonato nella mia disperazione, ha solo aspettato che maturasse fino a farmi esplodere e buttarla fuori. E lui era lì pronto ad accoglierla.

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Romanzi

La luna e i falò

La luna e i falò di Cesare Pavese.

Orfano dei genitori, il protagonista della storia fin da ragazzino lavora nelle campagne della valle del Belbo e una volta cresciuto decide di partire per l’America, cercando di costruirsi una vita diversa. La narrazione del romanzo inizia con il suo ritorno nel paese in cui è cresciuto, la ripresa della vita quotidiana tra i vigneti e l’incontro con Nuto, l’amico di vecchia data.

Il protagonista è un uomo senza origini, tanto che non possiede un nome ma lo si riconosce solo dal soprannome “Anguilla” datogli dalla famiglia adottiva. La partenza per l’America è dovuta dal desiderio di costruirsi una sua identità, tuttavia capisce che le sue radici sono impresse nelle campagne del Belbo e di conseguenza ci torna.

Ma dove andare? Ero arrivato in capo al mondo, sull’ultima costa, e ne avevo abbastanza. Allora cominciai a pensare che potevo ripassare le montagne. […]

Potevo spiegare a qualcuno che quel che cercavo era soltanto di vedere qualcosa che avevo già visto?

Tuttavia tornato alla campagna, il personaggio che narra ritrova un paese che fatica a riconoscere, quasi estraneo alla sua memoria.

Una figura del romanzo che ho apprezzato è stata Nuto, che nei ricordi dell’adolescenza è descritto come un ragazzo amichevole e scherzoso, ma abbastanza profondo da essere considerato come guida e punto di riferimento dal giovane protagonista. Al ritorno dall’America i due personaggi si ritrovano e Nuto, diventato più tranquillo, conserva idee chiare sulla politica e sulla vita dei compaesani, sebbene fatichi a esprimerle.

“La luna è il libro che mi portavo dentro da più tempo e che ho più goduto a scrivere. Tanto che credo che per un pezzo – forse per sempre – non farò più altro.”

Cesare Pavese

La storia è scritta come se non avesse un inizio o una fine perché si alterna a momenti del presente e a flashback del narratore, tuttavia anche se il libro non è molto appassionante lo si legge in modo scorrevole. La comprensione del racconto invece è più complessa: solo dopo un’attenta lettura dell’analisi di Calvino sono riuscita a comprendere alcuni punti del romanzo, infatti spesso è difficile capire dove Pavese voglia andare a parare con le sue parole.

Disponibile su Amazon: La luna e i falò

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Romanzi

L’atlante dei destini

L’atlante dei destini di Cristiano Denanni.

Casa editrice: Autori Riuniti

Un uomo con uno zaino e un progetto in mente: Stefano Solinas ha passato la vita viaggiando e incontrando popoli, raccogliendo testimonianze di persone da tutto il mondo, in modo da costruire una mappa di storie raccontate da persone con culture e abitudini diverse. La curiosità che lo ha mosso e che lo ha portato a confrontarsi con popoli diversi ha sviluppato in lui l’idea di un atlante di coordinate umane: dopo la sua morte improvvisa Cristiano Denanni ha raccolto le diverse parti del lavoro incompiuto e ha pubblicato un unico manoscritto, così da completare l’atlante dei destini.

Breve ma intenso, questo libro si presenta come una piccola finestra che si affaccia sul mondo, tuttavia le storie sono raccontate da gente che ha vissuto qualcosa di speciale e unico. Infatti, si presentano come racconti di chi ha vissuto qualcosa di particolare, non sono testimonianze della vita quotidiana di persone diverse: una donna che lentamente dimentica ogni cosa, un ragazzo che si ricorda una canzone appena ascoltata, un tassista intrappolato da una stupenda città, una prostituta francese dai gusti difficili non si incontrano spesso.

Ho preferito due storie in particolare: la maestra che insegna ai bambini ad accogliere le buone notizie e l’ultima, trovata scritta in un quaderno abbandonato nella stazione di Napoli, che racconta in prima persona la vita di una coppia di rifugiati in un campo di lavoro per migranti, mostrando così il lato più oscuro dello sfruttamento in Italia.

Sta di fatto che raccontare ai bambini alcune di queste storie è meno facile che accoglierle. Ecco perché nel tempo ho variato leggermente questo esercizio, con la classe. Ora non insegno più soltanto “cose belle”, cerco più che altro di insegnargli ad accoglierle. E sì, è un esercizio che facciamo assieme.

Disponibile su Amazon: L’atlante dei destini

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Romanzi

Anna che sorride alla pioggia

Anna che sorride alla pioggia di Guido Marangoni.

La notizia dell’arrivo di una bambina con la sindrome di Down può essere affrontata con dolore, rabbia o paura, perciò mai la dottoressa in quel momento si sarebbe aspettata una reazione del genere. Con fare pacato, Daniela chiede gentilmente se è maschio o femmina: già dal primo istante nella famiglia Marangoni la piccola Anna è stata considerata una buona notizia, al contrario della malattia che la limita. L’intento del marito nella stesura di Anna che sorride alla pioggia è proprio mostrare al mondo intero come affrontare la sindrome di Down senza privare la bimba del suo valore, in quanto persona.

E’ stata una lettura molto piacevole perché un po’ parlando di sé, un po’ raccontando delle vicende della sua famiglia, Guido racconta con ironia le sue fragilità, trovando il modo migliore per affrontarle nella condivisione con gli altri. In effetti lui stesso dice che sentiva la necessità di raccontare la vulnerabilità sua e di Anna, in modo da far conoscere come quel modo diverso di guardare la sua fragilità gli avesse cambiato la vita.

Non ha uno stile molto sviluppato, ma appare quasi come un lungo spettacolo comico e a sua volta profondo a cui guardare con ammirazione e ironia.

Buone notizie secondo Anna

Disponibile su Amazon: Anna che sorride alla pioggia

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Romanzi

Ragazzi di vita

Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini.

Nella Roma degli anni ’50 si aggirano bande di ragazzi abbandonati a loro stessi, che depredano la città e rubano qualsiasi cosa possa essere rivenduta per sfamarsi e divertirsi. Uno dei protagonisti è il Riccetto: per le strade tutto il giorno, all’inizio è un ragazzino che compie piccoli furtarelli per pagarsi gite in barca o serate con gli amici, tuttavia nel momento in cui decide di rigare dritto trovando lavoro e fidanzandosi, non è affatto contento. In più il caso vuole che si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato: viene arrestato e tenuto in carcere per tre anni accusato di aver svaligiato un appartamento. La storia riprende dopo l’uscita di prigione del ragazzo e, ritrovati i compagni di un tempo, ripensa con malinconia al suo passato ormai stravolto.

Il libro non possiede un vero e proprio filo del racconto: il personaggio di cui si parla di più è il Riccetto, ma in realtà alla sua storia si aggiungono a sprazzi quelle dei suoi compagni, ridotti come lui a girare per le strade. Presto comunque ogni ragazzino della classe sociale di cui si narra perde l’innocenza e l’ingenuità tipica della propria età ed entra nel mondo dei soldi, vivendo e divertendosi alla giornata: se il denaro avanza dopo il pasto, non viene conservato per il giorno dopo ma speso allegramente.

Il Riccetto cantava: “Quanto sei bella Roma, quanto sei bella Roma a prima sera”, a squarciagola, completamente riconciliato con la vita, tutto pieno di bei programmi per il prossimo futuro, e palpandosi in tasca la grana: la grana, che è la fonte di ogni piacere e ogni soddisfazione in questo zozzo mondo.

Un modo simile di gestire il denaro si ritrova nei ranch americani degli anni ’30, in Uomini e topi, in cui i due protagonisti si differenziano dagli altri lavoratori e decidono di non sperperare nel fine settimana i soldi guadagnati, ma di metterli da parte per un progetto comune: eppure i buoni propositi e la speranza di una vita migliore vengono cancellati dalla misera realtà in cui vivono. Invece, la bassa società del dopoguerra si scontra violentemente con quella che Verga descrive ne I Malavoglia, sebbene appartenga a un luogo diverso e a quasi un secolo prima. Infatti anche nelle situazioni più difficili la famiglia dei Malavoglia cerca di seguire sempre la retta via e solo il fratello maggiore ‘Ntoni si lascia vincere dallo sconforto per una vita così povera, iniziando a sperperare il denaro.

La lettura non mi ha coinvolto molto e ho trovato difficile seguire il racconto con le forme dialettali inserite nei dialoghi tra i personaggi e nelle descrizioni degli avvenimenti: qualcuna per calare il lettore nell’ambientazione della storia è carina, ma troppo dialetto diventa pesante.

Disponibile su Amazon: Ragazzi di vita

ragazzi di vita