Fantasy

Il seme della speranza

Il seme della speranza di Emiliano Reali.

Spirya è buona e solare, ha generato la natura e ha sempre governato il suo regno in pace e armonia. Tuttavia ogni anima gentile nasconde le sue ombre: provocata dalla distruzione che gli uomini stanno compiendo alla sua creazione, alterna momenti di tranquillità a irritazione e scatti d’ira. In poco tempo rimane sola, abbandonata dal coniuge e dai suoi servitori, mentre gli unici che le rimangono fedeli sono quattro giovani spiriti. L’unico modo per salvare il regno di Spyria e il resto dell’universo dalla su ira è inviare un prescelto sul pianeta Terra per risvegliare il seme della speranza, un talismano che dovrebbe servire a sensibilizzare l’umanità e a renderla più responsabile. Così Eres viene inviato in missione ma fin da subito viene tentato dal lusso e dal potere, perde di vista il suo scopo e compromette la buona riuscita della sua missione.

Un racconto carino e molto fantasioso: ho trovato la trama piuttosto semplice e lineare, la caratterizzazione dei personaggi non è tanto sviluppata forse a causa della brevità del libro. In compenso è scritto molto bene, anche se secondo me alcune parti potevano venire ampliate e approfondite. Ho apprezzato questo libro in particolare perché affronta il tema ambientale in modo provocatorio ma non polemico, in più è una lettura corta e facile.

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Il seme della speranza - Emiliano Reali - copertina
Fantasy

La corte di rose e spine

La corte di rose e spine, La corte di nebbia e furia, La corte di ali e rovina di Sarah J. Maas.

La corte di rose e spine

Feyre si reca spesso nel bosco a cacciare per sfamare la sua famiglia, ma un giorno uccide l’animale sbagliato. Infatti, il lupo colpito dalla sua freccia è un Fae, cioè una creatura dalle sembianze umane solo più veloce, più forte e con i sensi molto sviluppati. A causa dell’omicidio, la ragazza viene reclamata dal Signore Supremo della Corte di Primavera e lascia la sua casa per abitare nel castello del Fae più potente del regno, Tamlin: lì però viene trattata come un ospite, perché Feyre potrebbe essere l’unica ad avere la possibilità di cancellare la maledizione che incombe su tutti i regni Fae.

Durante la lettura, ho ritenuto questo primo volume un racconto avvincente ma con una trama fin troppo lineare, poco strutturata: un libricino carino da leggere ma che non tiene con il fiato sospeso. Tamlin non mi ha particolarmente colpito come personaggio e inizialmente neanche Feyre, però verso la fine mi sono dovuta ricredere. Perciò ho voluto continuare la lettura del secondo volume, in fin dei conti la parte finale mi è piaciuta molto: col senno di poi, direi che ho fatto bene.

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La corte di nebbia e furia

Per spezzare la maledizione Feyre è stata costretta a compiere gesti atroci, quindi tornata al palazzo di Tamlin non è più la stessa. A questo si aggiunge l’ossessione del Fae che la vuole proteggere a tutti i costi e non le permette di uscire dalla reggia, ma allo stesso tempo le chiede di sposarlo. Feyre non sa ciò che vuole e rischia di rimanere intrappolata in una vita non sua, se non fosse per il suo legame con Rhysand, conosciuto mentre cercava di salvare tutti dalla maledizione. Infatti il Fae, Signore Supremo della Corte della Notte, la rapisce prima del matrimonio, le fa conoscere i suoi collaboratori e le assegna una missione. Con uno scopo per cui andare avanti, lentamente Feyre ricuce i pezzi della sua vita.

Penso che questo sia il mio libro preferito di questa serie: finalmente Feyre si scolla di dosso l’ossessivo Tamlin per dare spazio a una serie di personaggi nuovi o precedentemente lasciati in secondo piano. La rivelazione di Rhysand mi ha colto di sorpresa: la personalità e i suoi sacrifici trapelano sempre più evidentemente proseguendo con la storia. Lo stile della Maas rimane sempre molto coinvolgente, ma non si può dire che sia una lettura per tutti: pieno di scene molto spinte, in alcuni capitoli questo libro sembra addirittura un romanzo erotico. Sorvolando su quest’aspetto, la trama mi è sembrata più avvincente e sviluppata del primo volume, perciò mi è davvero piaciuto.

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La corte di ali e rovina

Feyre e la Corte della Notte hanno il compito di proteggere dal re di Hybern sia la società Fae sia il mondo umano. Per questo la ragazza finge di essere stata manipolata da Rhysand e torna al palazzo di Tamlin, il Fae che tanto odia e che si è alleato con il re, per carpire informazioni sui piani del nemico. Allo stesso tempo deve cercare nuovi alleati per la guerra che sta per presentarsi e stringe patti con misteriose e potenti creature nascoste tra i Fae.

Come il volume precedente, questo libro tiene con il fiato sospeso: ormai la trama banale del primo racconto è totalmente abbandonata per dare spazio ad avvenimenti molto più coinvolgenti. Tuttavia qualche pecca si può trovare: per molti aspetti e addirittura intere scene ci sono troppe somiglianze con Il trono di ghiaccio, a volte dialoghi interi sembrano fotocopiati e alcune dinamiche tra i personaggi sono identiche. In più, ancora una volta l’autrice non si risparmia i dettagli di particolari scene spinte.

In conclusione, ritengo che questa sia una bella serie ma non una delle migliori: ignorando il fatto che il primo libro non è un granché e che molti aspetti sono scopiazzati da altri libri della stessa autrice, la trama è avvincente, i personaggi sono ben caratterizzati e lo stile dell’autrice è sempre favoloso.

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La grazia dei re

La grazia dei re di Ken Liu, in collaborazione con la casa editrice Oscar Mondadori.

Gli stati Tiro vengono governati crudelmente da un unico uomo, l’imperatore conquistatore e tiranno che porta allo stremo le sofferenze del popolo. Grazie a due menti ingegnose si scatena una ribellione che arriva a coinvolgere tutti i regni, giungendo anche alla città natale di Kuni: da uno scansafatiche dedito a una vita di scherzi e bevute, il protagonista diventa uno dei più conosciuti combattenti della rivolta. Uno dei suoi alleati più forti e fedeli è Mata, il figlio di un duca guerriero e orgoglioso con cui stringe una forte amicizia: insieme decidono di impegnarsi per distruggere l’imperatore, ma la loro alleanza dovrà superare molti ostacoli, primo fra tutti la sete di potere.

Kuni è un personaggio che si fa amare fin da subito perché dietro la pigrizia nasconde un animo buono e gentile, insieme a un’intelligenza furbesca che gli permette di scampare a ogni guaio. Soffre per i meno fortunati e desidera il benessere non solo dei suoi compaesani, ma di ogni abitante degli stati Tiro. In più di lui ammiro la sua propensione a scegliere di fare ciò che è più interessante per lui, ignorando il dubbio o la paura che spesso lo attanagliano. Tuttavia, la storia non mi ha appassionato più di tanto, è principalmente caratterizzata dalla lotta per il potere che provoca cambiamenti nei caratteri dei personaggi, ma anche nei loro rapporti. Per esempio mi ha intrigato l’inizio dell’amicizia tra Mata e Kuni, che sebbene fossero molto diversi hanno imparato a chiamarsi “fratelli”, ma il potere e l’ambizione sono diventati tanto importanti da sacrificare il loro affiatamento. Un altro particolare che non mi è affatto piaciuto è come viene inteso e spiegato l’amore all’interno della storia: l’affetto tra moglie e marito viene mostrato molto forte nei primi tempi, poi però si raffredda e si consolida, per lasciare spazio ad altri affetti di questo tipo. In pratica, mi è parso un amore volubile e insoddisfacente, che porta a giustificare la poligamia ma anche il tradimento. Infine, ciò che ho preferito di questo libro è l’intervento degli dei: sempre pronti a battibeccare e a intervenire nelle faccende mortali, mi hanno divertito con le loro preferenze per alcuni umani e le loro antiche rivalità.

In conclusione ringrazio la casa editrice per avermi fornito il libro da recensire, ma nelle mie recensioni sono sincera e devo ammettere di averlo finito con difficoltà e controvoglia. Comunque lo consiglio a chi ama i libri ricchi di intrighi politici e battaglie strategiche, perché oltre a essere scritto bene, incastra le singole storie passate e gli obiettivi dei personaggi in un disegno più grande che è quello della guerra.

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Iron Flowers

La dilogia Iron Flowers di Tracy Banghart.

Iron Flowers

In una società in cui la donna è considerata un oggetto da esibire, a cui viene negata l’istruzione e che non può compiere scelte, due sorelle crescono con idee e caratteri molto diversi. Nomi possiede un’indole ribelle e cerca di affrontare le privazioni che le sono imposte imparando a leggere di nascosto, mentre fa da ancella a Serina, che si prepara fin da quando era piccola a diventare una delle Grazie del principe ereditario. Infatti i membri della famiglia reale non prendono moglie, ma scelgono le più belle ragazze del regno e le raggruppano a palazzo, sfruttandole per il proprio divertimento ed esibendole in ogni occasione. Tuttavia, un fatto sconvolge entrambe le sorelle e le affida a un destino diverso da quello che si aspettavano: Serina viene accusata di un crimine e mandata in esilio in un’isola insieme ad altre donne, dove deve combattere per non morire di fame, mentre Nomi viene scelta come Grazia e oppressa dalla società ingiusta di cui è costretta a far parte.

La prima metà del libro è stata davvero pesante da leggere. Sfruttamenti, condizionamenti psicologici e ingiustizie immotivate nei confronti delle donne hanno reso faticosa la lettura, insieme alla mancanza di un’evoluzione dei personaggi di Serina e Nomi. Infatti mentre una continua a ripetersi che la sua vita non sarebbe dovuta andare così, l’altra insiste pensando a quanto impossibile sia salvare sua sorella. Poi però l’incontro con un personaggio diverso ha suscitato in me un pizzico di curiosità: Oracolo, capo delle criminali esiliate nell’isola, si rivela fin da subito una figura interessante sia perché è rispettata da tutte e riesce a prevedere ogni mossa, sia perché ha saputo leggere dentro Serina fin da subito. Infine, la svolta che ha creato in me molte aspettative è stata la scoperta della ragione per cui la figura femminile è odiata e trattata come essere inferiore, perciò la trama ha iniziato a coinvolgermi: dopo questo ho finito di leggere il libro abbastanza velocemente e la storia ha cominciato a piacermi sempre di più. In particolare, ho adorato la trasformazione di Serina, che all’inizio accetta la terribile realtà in cui vive ed è contenta di diventare una Grazia, poi l’arrivo all’isola la cambia e le fa aprire gli occhi, dandole la carica e la forza di ribellarsi che inizialmente mi sarei aspettata da Nomi. Il finale dovrebbe essere un colpo di scena, ma è abbastanza scontato e si possono capire le dinamiche già molto prima della fine. In conclusione, questo libro non mi ha fatto impazzire, ma per come si è sviluppato verso la fine penso che il secondo volume potrebbe piacermi.

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Iron flowers. Regina di cenere

Serina ha guidato la ribellione delle donne esiliate a cui ha partecipato anche Val, l’unica guardia che le ha appoggiate, mentre Nomi è salita su una nave diretta all’isola delle criminali insieme al principe ereditario Malachi, perché ha assistito e contribuito all’assassinio del Supremo. Perciò, il libro inizia con le due sorelle che si ritrovano e pianificano un modo per portare in salvo la loro famiglia e le donne dell’isola. Le ragazze e Val aspettano l’arrivo di una nuova nave di prigioniere per attaccarla e rubarla, con l’intenzione di usarla per recarsi in un posto dove le donne non sono schiave. Allo stesso tempo Nomi insieme a Malachi si reca dai suoi genitori e dal fratello Renzo, per portare via dal paese anche loro. Però niente va come dovrebbe, ma le donne sono più motivate che mai e pronte a sacrificare tutto per la libertà.

Il secondo volume è molto più bello e avvincente del primo, all’inizio ero invogliata a leggerlo e ho proseguito la lettura piuttosto rapidamente. Ho adorato la maturazione completa di Serina, la Grazia guerriera che si ritrova a capo di un esercito di donne, mentre Nomi assume più il ruolo di sorella minore che inizialmente ha bisogno di essere sostenuta, ma che alla fine sfoggia la sua energia ribelle. In più le ultime 30 pagine e il finale sono davvero straordinari e sono la parte più bella di entrambi i libri. Invece, alcuni personaggi positivi maschili come Malachi e Renzo hanno poco spazio all’interno della storia, ma credo che l’autrice abbia preferito concentrarsi sulle donne ribelli. Comunque non posso dire di aver letto questo libro serenamente, infatti a tratti l’ho trovato addirittura angosciante: l’oppressione di cui racconta e la mentalità orribile della società in cui è ambientato mi hanno reso la lettura un po’ difficile. Infatti questo fantasy possiede aspetti che purtroppo esistono anche nella realtà: spesso ci dimentichiamo che in molti paesi le donne sono ancora considerate inferiori e incapaci di scegliere, e che la percentuale delle donne vittime di violenza è ancora troppo alta anche negli stati più civilizzati. Inoltre, ho riscontrato alcune somiglianze con la serie Regina Rossa. Quindi, consiglio questa serie a coloro che nutrono particolare interesse verso temi come l’oppressione e i diritti delle donne, ma che non vogliono cimentarsi in letture pesanti o cruente. Invece per gli amanti del genere affermo che ci sono fantasy migliori, ma che questo non è da buttare.

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Il sangue degli elfi

Il sangue degli elfi di Andrzej Sapkowski.

Il regno cade in mano ai nemici e l’unico membro della famiglia reale che riesce a salvarsi è la piccola principessa Ciri. Quindi Geralt, un cacciatore di mostri chiamato strigo, accoglie la bambina e la addestra per farla diventare come lui. Tuttavia Ciri inizia a mostrare segni di magia, perciò la sua istruzione viene affidata a una maga di nome Yennefer, che in base alla grandezza del potere posseduto dalla ragazzina capisce l’importanza che la principessa avrà per risollevare il regno.

Il libro non mi ha completamente convinto, la storia è confusa e senza grandi colpi di scena, la trama è scorrevole ma mi è sembrato che gli avvenimenti non fossero ben amalgamati tra loro. Però mi è piaciuto come i personaggi di Geralt e Yennefer si rapportano a Ciri: mentre sta crescendo in mezzo a soli uomini, desiderando essere una di loro, la maga accompagna la piccola nella scoperta di sé come donna e come maga. Allo stesso tempo lo strigo, burbero e poco incline ai sentimenti, si affeziona profondamente alla bambina e il distacco lo fa soffrire. Comunque, ho iniziato questo primo volume senza aver letto le due raccolte di racconti che fanno da prequel, ma sono riuscita a comprendere gli eventi della storia lo stesso. Alla fine, non ho proseguito la lettura dei libri successivi.

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