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Aperta la nuova pagina “blog amici”: via allo scambio banner!

Una pagina interamente dedicata ai blog che spesso mi ritrovo a leggere con interesse e ammirazione per i contenuti, l’iniziativa o la grafica creativa.

Attualmente sono ancora pochi, ma sono a disposizione per chi volesse farmi conoscere il suo blog e di conseguenza per lo scambio banner. ✌️

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Romanzi

I Malavoglia

I Malavoglia di Giovanni Verga.

All’inizio del libro la famiglia Malavoglia si trova nel fiore degli anni: il nonno, il figlio con la moglie e i cinque nipoti sono ben inseriti nella vita di paese e pescando con la loro barca chiamata Provvidenza si mantengono. Tutto cambia però quando il capofamiglia Padron ‘Ntoni accetta di trasportare per mare un grosso carico di lupini, che a causa di una tempesta viene perduto e la famiglia Malavoglia si ritrova all’improvviso sul lastrico. In ogni modo tentano di recuperare i soldi per pagare il debito, ma la miseria dello stato in cui vivono disgrega la famiglia lentamente: alcuni muoiono, altri scappano dal paesino. Solo alla fine il più piccolo figlio maschio riesce a risollevarsi dall’estrema povertà e inizia una nuova discendenza di Malavoglia.

La trama è molto triste: non c’è nemmeno un capitolo senza pianti o personaggi che si strappano i capelli, perciò la lettura non è molto piacevole. Eppure, è interessante approfondire il modo di reagire diverso di alcuni membri della famiglia di fronte a uno stato di miseria così grande. Il maggiore dei nipoti è ‘Ntoni e fin dall’inizio del libro comincia a essere scontento della sua posizione sociale, dopo essere entrato a contatto con il mondo borghese durante un periodo di leva obbligatoria. Questo suo sentimento matura in lui mano a mano che la sua povertà aumenta fino a renderlo incapace di lavorare, al punto da essere un peso per la famiglia, perciò si dedica al vino e al contrabbando. In seguito viene scoperto e arrestato, la famiglia si dispera e la sorella minore Lia scappa dal paese finendo a vivere una vita sotto l’esempio del fratello maggiore.

Tu hai paura del lavoro, hai paura della povertà; ed io che non ho più né le tue braccia né la tua salute non ho paura, vedi! «Il buon pilota si prova alle burrasche».

Padron ‘Ntoni a ‘Ntoni, cap. XI

Gli unici nipoti che riescono ad arrancare in questo stato sono Mena e Alessi, tuttavia mentre il fratello riesce a ricostruirsi una vita, lei lo aiuta a risollevare la famiglia ma nel momento in cui le viene offerta un’occasione per riacquistare la felicità di un tempo rifiuta. In compenso Alessi cresce in una famiglia disgregata e riesce a ricomporla: già da giovanissimo sostituisce il nonno nel gestire i progetti per il futuro suo e dei suoi familiari, tra cui il suo lontano matrimonio con La Nunziata.

La Nunziata, seria seria, gli raccontava tutti i suoi progetti, e gli domandava dei consigli, e ragionavano insieme in disparte, come se avessero già i capelli bianchi.

“Hanno imparato presto perché hanno visti guai assai!” diceva padron ‘Ntoni: “-il giudizio viene colle disgrazie.-”

cap. XII

Invece padron ‘Ntoni con forza d’animo tenta di salvare i suoi nipoti vinti dalla malasorte ma, sebbene possegga la stoffa del capofamiglia, muore con il peso delle sciagure addosso. E’ una figura che suscita pena perché è ferma e carismatica ma allo stesso tempo carica di impotenza di fronte alla realtà dei fatti.

Disponibile su Amazon: I Malavoglia

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Romanzi

Il fu Mattia Pascal

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.

Alla morte del padre la gestione delle proprietà della famiglia Pascal viene affidata a un uomo che lentamente ne approfitta, lasciando credere alla madre e ai due fratelli Roberto e Mattia di vivere nell’agiatezza. Perciò, preoccupandosi poco della condizione economica familiare, Roberto si sposa e lo stesso Mattia lo segue a ruota, organizzando un matrimonio improvviso con la dolce Romilda. Tuttavia presto il rapporto con la moglie peggiora soprattutto a causa dell’insopportabile suocera, tanto che solo l’idea del figlio che sta aspettando lo spinge a restare. Poco tempo dopo nascono due gemelline: una muore pochi giorni dopo, l’altra invece dopo qualche mese e contemporaneamente alla madre di Mattia. Distrutto e in condizioni economiche disastrose, se ne va di casa e si ritrova a Montecarlo, con una vincita di 82 mila lire grazie al gioco d’azzardo. Nel treno di ritorno verso casa, scopre che tutti lo credono morto e finalmente si sente libero: con una nuova identità costruita dalla sua fantasia, si ritrova a viaggiare per il mondo come Adriano Meis. La nuova vita però non lo soddisfa perché sente il bisogno di una dimora fissa: affitta una camera a Roma a casa di Adriana e della sua problematica famiglia. Però dopo qualche tempo lascia anche loro perché, essendo una persona inventata e senza documenti, non può né stringere legami con qualcuno né ricorrere alla questura per difendersi da offese o furti. Fingendo un nuovo suicidio, torna nella sua città come Mattia Pascal e trovando sua moglie risposata, si limita alla vita di bibliotecario.

Libro molto bello, carico di emozioni. Lo stesso protagonista è sempre in altalenante cambiamento e afferma che il suo processo di maturazione non è avvenuto attraverso il calore che trasforma in modo naturale tutti i frutti, ma anzi la sua anima acerba è maturata a causa di tante ammaccature. Eppure, interamente sommerso dalle sciagure, ha imparato a ridere di ogni suo tormento. Il momento della storia che ho preferito è stato quando Mattia ha cominciato a capire che la libertà che credeva di vivere non era reale, perché condizionata dall’assenza di una propria identità che ha portato solo a solitudine e impotenza.

Mi guardai attorno; poi gli occhi mi s’affissarono su l’ombra del mio corpo, e rimasi un tratto a contemplarla; infine alzai un piede rabbiosamente su di essa. Ma io no, non potevo calpestarla, l’ombra mia. Chi era più ombra di noi due? io o lei?

L’unica cosa che mi ha fatto storcere il naso è stato il finale: non che la storia finisca male, ma la conclusione del cambiamento di Mattia Pascal non mi ha convinto. Infatti, che senso ha avuto eliminare completamente Adriano Meis? Il protagonista sia nelle vesti di Mattia sia nelle vesti di Adriano si accorge che il passato non si può cancellare interamente, perciò forse non avrebbe dovuto stroncare definitivamente la storia della sua seconda vita, perché dai suoi ragionamenti è come se eliminasse una parte di sé. Tuttavia, è anche possibile che un modo per raccogliere il suo passato frammentato sia stata la scrittura del libro.

E’ un po’ difficile abituarsi allo stile di Pirandello, comunque la considero una lettura interessante e per tutti.

Disponibile su Amazon: Il fu Mattia Pascal

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