Romanzi

Il fu Mattia Pascal

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.

Alla morte del padre la gestione delle proprietà della famiglia Pascal viene affidata a un uomo che lentamente ne approfitta, lasciando credere alla madre e ai due fratelli Roberto e Mattia di vivere nell’agiatezza. Perciò, preoccupandosi poco della condizione economica familiare, Roberto si sposa e lo stesso Mattia lo segue a ruota, organizzando un matrimonio improvviso con la dolce Romilda. Tuttavia presto il rapporto con la moglie peggiora soprattutto a causa dell’insopportabile suocera, tanto che solo l’idea del figlio che sta aspettando lo spinge a restare. Poco tempo dopo nascono due gemelline: una muore pochi giorni dopo, l’altra invece dopo qualche mese e contemporaneamente alla madre di Mattia. Distrutto e in condizioni economiche disastrose, se ne va di casa e si ritrova a Montecarlo, con una vincita di 82 mila lire grazie al gioco d’azzardo. Nel treno di ritorno verso casa, scopre che tutti lo credono morto e finalmente si sente libero: con una nuova identità costruita dalla sua fantasia, si ritrova a viaggiare per il mondo come Adriano Meis. La nuova vita però non lo soddisfa perché sente il bisogno di una dimora fissa: affitta una camera a Roma a casa di Adriana e della sua problematica famiglia. Però dopo qualche tempo lascia anche loro perché, essendo una persona inventata e senza documenti, non può né stringere legami con qualcuno né ricorrere alla questura per difendersi da offese o furti. Fingendo un nuovo suicidio, torna nella sua città come Mattia Pascal e trovando sua moglie risposata, si limita alla vita di bibliotecario.

Libro molto bello, carico di emozioni. Lo stesso protagonista è sempre in altalenante cambiamento e afferma che il suo processo di maturazione non è avvenuto attraverso il calore che trasforma in modo naturale tutti i frutti, ma anzi la sua anima acerba è maturata a causa di tante ammaccature. Eppure, interamente sommerso dalle sciagure, ha imparato a ridere di ogni suo tormento. Il momento della storia che ho preferito è stato quando Mattia ha cominciato a capire che la libertà che credeva di vivere non era reale, perché condizionata dall’assenza di una propria identità che ha portato solo a solitudine e impotenza.

Mi guardai attorno; poi gli occhi mi s’affissarono su l’ombra del mio corpo, e rimasi un tratto a contemplarla; infine alzai un piede rabbiosamente su di essa. Ma io no, non potevo calpestarla, l’ombra mia. Chi era più ombra di noi due? io o lei?

L’unica cosa che mi ha fatto storcere il naso è stato il finale: non che la storia finisca male, ma la conclusione del cambiamento di Mattia Pascal non mi ha convinto. Infatti, che senso ha avuto eliminare completamente Adriano Meis? Il protagonista sia nelle vesti di Mattia sia nelle vesti di Adriano si accorge che il passato non si può cancellare interamente, perciò forse non avrebbe dovuto stroncare definitivamente la storia della sua seconda vita, perché dai suoi ragionamenti è come se eliminasse una parte di sé. Tuttavia, è anche possibile che un modo per raccogliere il suo passato frammentato sia stata la scrittura del libro.

E’ un po’ difficile abituarsi allo stile di Pirandello, comunque la considero una lettura interessante e per tutti.

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