Romanzi

Castelli di rabbia

Castelli di rabbia di Alessandro Baricco.

Anche la piccola cittadina di Quinnipak risente della rivoluzione industriale: l’inventiva, la novità e il cambiamento si rispecchiano con il signor Rail che decide di costruire una ferrovia nel suo giardino, con il vecchio Pekish che inventa uno strumento composto da esseri umani, e con il piccolo Pehnt che prende nota di tutto ciò che impara in un quadernetto viola. Tuttavia presto cominciano le insoddisfazioni, i rimpianti per le occasioni perdute, le ambizioni che scivolano via con il tempo: i castelli in aria diventano di rabbia a causa dell’amara sofferenza dei personaggi che non hanno realizzato i propri sogni. Alla fine, tutta la storia si presenta come la fantasia di una donna che vive la stessa tristezza e frustrazione, ma che è in viaggio verso una speranza nuova, l’America.

Il personaggio che più racchiude la tragicità del libro è il figlio straniero del signor Rail, Mormy: un ragazzo pieno di meraviglia per la realtà, con uno sguardo aperto sul mondo che lo faceva stupire di fronte a ogni cosa. Eppure, proprio questo stupore è stata la sua condanna, ciò che cercava nelle cose con silenziosa insistenza gli è costato caro. La stessa curiosità ritorna racchiusa nel carattere infantile di Pekish e nella voglia di imparare di Pehnt bambino.

Uno degli aspetti più belli del libro è proprio la coppia di personaggi Pekish-Pehnt. Il primo è un appassionato di musica, tanto da comporre una melodia ascoltando un acquazzone o inventare l'”umanofono”, per cui ogni persona che ne fa parte suona una nota.

“Voi non venite qui a cantare una nota qualunque. Voi venite qui a cantare la vostra nota. Non è una cosa da niente: è una cosa bellissima. Avere una nota, dico: una nota tutta per sé. Riconoscerla, fra mille, e portarsela dietro, dentro, e addosso.”

La crescita di Pehnt è un punto fondamentale del libro: è stato trovato neonato avvolto in una giacca da uomo ed è stato adottato da una signora, con la promessa che quando la giacca gli calzerà perfettamente lui se ne andrà da Quinnipak. Così, l’infanzia trascorre con una lezione al giorno scritta sul suo quaderno e l’adolescenza con i primi amori, sempre appoggiato da Pekish, che gli trasmette il suo grande interesse per il mondo. La parte del libro che ho preferito è stata uno scambio di corrispondenza tra un Pekish anziano e un Pehnt assicuratore, sposato e con figli, che ormai vive nella capitale. Attraverso la corrispondenza il vecchio amico gli rimprovera il fatto che, vivendo una vita intrisa di banalità, ha perso il suo slancio energetico verso le cose non ancora scoperte: la questione aperta è quale sia la vera via per la felicità, se la quotidianità dello stare in famiglia e lavorare per mantenersi, o spendere con invettiva e creatività, puntando sempre verso l’ignoto.

A Quinnipak si ha negli occhi l’infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso. Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E’ bello. E poi chi l’ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l’impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? E’ proprio obbligatorio essere eccezionali?

Pehnt

Una curiosità: ritorna nel libro una riflessione che è stata ripresa in Novecento, opera dello stesso autore: la domanda è cosa determina l’andamento delle cose, come la caduta di un quadro.

Chissà qual è l’attimo in cui una giacca diventa perfetta, chissà cosa decide quando un quadro non ne può più e casca, o una pietra immobile da anni si gira di un niente su sé stessa.

Rispetto alla trama del libro, già dall’inizio appare poco realista per il troppo sentimentalismo che accompagna i fatti, perciò quando alla fine si capisce che è frutto della fantasia di una donna sembra scritta a pennello. Lo stile è molto particolare: pieno di soliloqui, spesso ho riscontrato una carenza di dialoghi. Molto volgare in un paio di fatti narrati.

Ho riportato gli aspetti che ho apprezzato del libro: per il resto, è il racconto di persone con sogni materialmente irrealizzabili o insensati che uno alla volta crollano, facendo declinare le loro vite e rendendoli perennemente insoddisfatti. In conclusione, credo sia il libro peggiore di Baricco che ho letto.

Disponibile su Amazon: Castelli di rabbia

cdr

Annunci

4 risposte a "Castelli di rabbia"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...