Romanzi

Il maestro e Margherita

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.

Mosca, 1800. Uno straniero dal volto contorto si avvicina ai due letterati seduti sulla panchina degli Stagni dei Patriarchi e ascolta il loro dialogo: dal momento in cui proferisce parola, la città inizia il suo caotico declino.

Il primo libro in cui è divisa la storia catapulta il lettore in un miscuglio di nomi, personaggi, fatti che a volte non hanno un collegamento apparente ma che finiscono sempre allo stesso modo, in manicomio. Infatti, le persone che assistono allo spettacolo del mago di magia nera Woland o incontrano per strada qualcuno della sua banda, diventano spettatori di eventi impossibili e vengono scambiati per pazzi. Tutti i protagonisti delle varie vicende si ritrovano nella stessa clinica psichiatrica, curati dal competente dottor Stravinskij e dalla sua buona infermiera. In seguito, il grande scompiglio di Mosca si interrompe nel secondo libro e la narrazione si focalizza su due personaggi, il maestro e Margherita. Il primo scrive un libro raccontando la storia di Ponzio Pilato diversamente da come la conosciamo, dal momento in cui incontra Gesù fino alla sua crocifissione: alcuni pezzi del racconto vengono alternati agli episodi che succedono, come un libro dentro un altro libro. Tuttavia, il suo manoscritto viene disprezzato dai critici e  lo scrittore scivola in una crisi depressiva che lo porta al manicomio. Margherita invece è la sua amante che farebbe di tutto per vedere l’amato tornare in sé: per riaverlo scende a patti con il mago Woland, trasformandosi in strega. Gli strani eventi di Mosca, gli incantesimi di Margherita e le pagine scritte dal maestro vengono ripescati nel finale per la conclusione del libro, incastrati come pezzi di un puzzle finito.

Ho apprezzato molto l’intreccio e la varietà della trama del primo libro, specialmente quando si riuscivano a cogliere dei dettagli infilati qua e là per spiegare o collegare gli eventi della storia, dalle parole del mago o da incontri casuali tra persone. A volte, per collegare gli episodi, qualche scena veniva spiegata da punti di vista di personaggi diversi. Come ho già descritto nella trama, tutte le caotiche vicende si concludono e si collegano in una clinica psichiatrica gestita dal professor Stravinskij: un’importante figura positiva che accoglie le vittime delle stregonerie dei compagni di Woland e, con fare paziente e sicuro, non solo prescrive loro le cure ma le ascolta, in modo tale che si rendano conto dei loro affanni. Ritengo che il dottore sia un personaggio chiave del primo libro, perché si presenta come l’unico punto saldo rispetto alla Mosca in delirio.

Invece il secondo libro prende una piega ben diversa, la sfaccettatura fantastica dei capitoli con protagonista Margherita non è affatto intrigante, ma almeno permette di delineare meglio il carattere del personaggio. In realtà, la ragazza in questione può essere vista come una medaglia: la prima faccia è di donna innamorata, che lascia la sua condizione di vita agiata per vivere con l’amato e per salvarlo sacrifica la sua natura umana, acconsentendo alle condizioni di Woland. Il secondo lato però mostra una donna frivola che abbandona il marito fedele per un suo unico interesse, subisce le imposizioni del mago ma allo stesso tempo è felice di farlo, vendicandosi aspramente su chi ha rovinato la vita dello scrittore. Quale dei due lati scegliere per decifrare il carattere di Margherita? Credo entrambi, ma anche la fine lascia perplessi.

Lo stile con cui scrive Bulgakov è pulito e senza eccessi, il lessico che usa variegato e accurato.

Una particolarità di questo libro su cui volevo soffermarmi è la visione del rapporto tra bene e male. In un dialogo tra Woland e Levi Matteo, il discepolo di Gesù, viene constatato chiaramente che non essendoci il male, il bene non avrebbe senso di esistere. In questo modo, l’autore spiega il rapporto di dipendenza che unisce Satana a Dio, come se fosse un legame necessario:

“Hai pronunciato la tua frase come se non ammettessi le ombre, e neppure il male. Abbi però la bontà di riflettere sul problema seguente: che cosa ci starebbe a fare, il tuo bene, se il male non esistesse, e che aspetto avrebbe la terra se ne sparissero le ombre proiettate dagli oggetti e dagli uomini?”

Il maestro e Margherita

L’intera storia è una connessione di epoche, opere letterarie, dettagli quotidiani e ricordi autobiografici, ma non solo. Infatti, cela una grande critica alla società russa di quel tempo: la dipinge come una massa di gente che non pensa, ma si fa suggestionare da un abile ciarlatano.

Un romanzo-poema o, se volete, uno show in cui intervengono numerosissimi personaggi, un libro in cui un realismo quasi crudele si fonde o si mescola col più alto dei possibili temi: quello della Passione, non poteva essere concepito e svolto che da un cervello poeticamente allucinato.

Eugenio Montale

Disponibile su Amazon: Il Maestro e Margherita

ilmem

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4 risposte a "Il maestro e Margherita"

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